lunedì 10 dicembre 2007

Oh I tell you something





Complice la visione di "Across the Univers" di Julie Taymor, nel weekend mi sono fatto di Beatles, ritirando fuori tutti i loro cd e mandandoli senza soluzione di continuità nello stereo...
Diciamo la verità, nei 35 anni successivi ai quattro di Liverpool, la musica pop rock ha fatto niente altro che vivacchiare...


Ed è stato pure difficile limitarsi a fare quello, secondo me.

martedì 4 dicembre 2007

Comunque, secondo me, era meglio continuare a parlare di corsa...





Si può presumere che uno spirito, nel quale il tipo dello “spirito libero” sia destinato a maturare fino all’ultima dolcezza e perfezione, abbia avuto il suo evento decisivo in una grande separazione, e che egli sia stato prima uno spirito tanto più legato e sia apparso tanto più incatenato per sempre alla sua colonna nel suo angolo. Cos’è che lo lega più saldamente? Quali lacci sono quasi impossibili da spezzare?
Per gli uomini di specie alta ed eletta saranno i doveri: quel rispetto che è proprio della gioventù, della soggezione e delicatezza di fronte a tutto ciò che è degno è venerato dall’antichità, quella riconoscenza per il suolo sul quale crebbero, per la mano che li guidò, per il santuario dove impararono a pregare, – i loro stessi più elevati momenti li legheranno nel modo più saldo, li obbligheranno nel modo più durevole. La grande separazione giunge per simili incatenati improvvisa, come una scossa di terremoto: la giovane anima viene d’un colpo scossa, strappata, divelta; essa stessa non capisce quel che accade. Un impulso e un’urgenza sorgono in essa e se ne impossessano imperiosamente; si svegliano in essa una volontà e un desiderio di andare avanti, dove che sia, a ogni costo; un’ardente, pericolosa curiosità verso un mondo ignoto serpeggia fiammeggiando in tutti i suoi sensi. “piuttosto morire che vivere qui”, così parla la voce imperiosa della seduzione; e questo “qui”, questo “a casa” è tutto ciò che fino ad allora la giovane anima aveva amato! Un subitaneo orrore e sospetto verso ciò che amava, un lampo di disprezzo verso ciò che per essa significava “dovere”, una smania ribelle, capricciosa, vulcanicamente impetuosa, di peregrinare, espatriare, estraniarsi, raffreddarsi, disincantarsi, gelarsi, un odio per l’amore, forse uno sguardo e un gesto sacrileghi all’indietro, là dove aveva finora amato e pregato, forse un rossore di vergogna per ciò che aveva appena fatto, e nello stesso tempo un’esultanza per averlo fatto, un ebbro, profondo, esaltante brivido, in cui si rivela una vittoria, – una vittoria? Su che? Su chi? Una vittoria enigmatica, piena di interrogativi, problematica, ma comunque la prima vittoria: – simili cose tristi e dolorose appartengono alla storia della grande separazione.
È in pari tempo una malattia che può distruggere l’uomo, questo primo scoppio di forza e di volontà di autodeterminarsi: di porre da sé dei valori, questa volontà di volontà libera: e quanta malattia si esprime nei selvaggi tentativi e stranezze con cui il liberato, il separato, cerca ormai di dimostrare a se stesso il suo dominio sulle cose. Va girovagando con animo crudele, con bramosia insoddisfatta; quel che riporta come preda, lo deve pagare con la pericolosa tensione del suo orgoglio; egli fa a brani ciò che lo affascina.
Con una risata cattiva capovolge le cose che trova velate, risparmiate da un qualche pudore: vuol provare come esse appaiano, quando siano messe a testa in giù.
Per capriccio, per puro gusto del capriccio, egli rivolge il suo favore a quanto finora è stato in cattiva fama: s’aggira, curioso e tentatore, intorno alle cose più proibite. Sullo sfondo della sua agitazione, del suo vagabondaggio – poiché è sempre in cammino, inquieto e senza meta come in un deserto – incombe il punto interrogativo di una curiosità sempre più pericolosa. “Non si possono capovolgere tutti i valori? Ed è forse bene il male? E Dio solo un’invenzione e una finezza del Diavolo? È forse tutto in ultima analisi falso? E se noi siamo degli ingannati, non siamo per ciò stesso anche ingannatori? Non dobbiamo essere anche ingannatori?”. Tali pensieri lo seducono e lo conducono sempre più lontano, sempre più lontano. La solitudine lo circonda e lo stringe, sempre più minacciosa, soffocante, quella terribile dea e mater saeva cupidinum – ma chi sa oggi cosa sia la solitudine?

(Umano, troppo umano, Friedrich Nietzche; Vol. I, prefazione, cap. 3)

lunedì 3 dicembre 2007

Election days


Ieri elezioni politiche in Russia, e referendum costituzionale in Venezuela.

Sul pesante clima russo troverete molto in giro, su carta o in rete, voglio qui postare un approfondimento sul voto di Caracas, area strategica spesso (quasi sempre) trattata con toni macchiettistici dal giornalismo italiano, ultimo tra i già pessimi giornalisti occidentali mainstream.

Come diceva Twain, d'altronde, un giornalista è quello che sa capire la differenza tra una notizia e una balla. E poi pubblica una balla.


Venezuela, la dittatura che non c'è
lunedì 3 dicembre 2007 - 12:06:27, in America Latina


I risultati ufficiali resi noti stanotte a Caracas, dicono che i NO alla trasformazione in senso socialista della Costituzione bolivariana del 1999, voluta dal presidente Hugo Chávez, avrebbero vinto con una differenza di appena 124.962 voti su quasi nove milioni, ottenendo il 50.7% di voti contro il 49,3% di Sì. Dato decisivo è stato la crescita dell'astensione, al 45% contro il 30% circa di tutte le consultazioni importanti degli ultimi anni.

Il presidente Chávez ha riconosciuto la sconfitta, ma non ha avuto bisogno di invitare alla calma i suoi giacché anche quella di ieri è stata una giornata elettorale tranquilla a Caracas, e un esercizio di democrazia piena, inclusiva, alla quale da meno di un decennio a questa parte partecipano anche gli esclusi di sempre.

IL 51% NON BASTA Il risultato del referendum induce a due riflessioni importanti, la prima politica, la seconda mediatica. Il voto di ieri ha detto che la proposta integrazionista bolivariana, sia sociale che regionale latinoamericana, raccoglie il consenso dei due terzi dei venezuelani, mentre la trasformazione in uno stato socialista perde spezzoni di consenso soprattutto nell'ala socialdemocratica del movimento. E' come se il progetto bolivariano avesse ieri segnato il suo confine massimo, la sua linea di massima espansione.

Le prossime settimane diranno se sarà più forte la possibilità di riassorbimento dell'ala socialdemocratica nel movimento bolivariano, o se premierà l'avanguardismo dell'ala rivoluzionaria, che sostiene che non c'è rivoluzione per via elettorale. Tale ala è stata finora sempre controllata dai ripetuti successi e dagli evidenti miglioramenti materiali nelle condizioni di vita delle classi popolari in questi anni di governo bolivariano.

Il dato politico più significativo è stato allora rilevato dallo stesso presidente nel suo discorso di stanotte: "in una situazione di sostanziale pareggio è preferibile aver perso piuttosto che aver dovuto sostenere e gestire una vittoria così importante con un margine così stretto". E' un riflesso allendista e ancor di più berlingueriano: "la rivoluzione per via elettorale non si può fare con il 51% dei voti". Durante la campagna elettorale cilena del 1970 i Quilapayun cantavano: "questa volta non si tratta di fare un presidente (che può e deve governare con il 51% dei voti), ma di fare un Cile ben differente". Anche in Venezuela ieri non si trattava di fare un presidente, ma di trasformare il paese. Cosa che non si può fare in pace e in democrazia -che piaccia o no, la caratteristica principale del chavismo- con un margine ristretto di voti.

Ciò detto, non può passare una lettura riduzionista della sconfitta di ieri. Chávez ieri ha fatto il passo più lungo della gamba e riassorbire il contraccolpo della sconfitta non sarà facile. Invece di consolidare il processo è partito all'assalto del cielo e per il momento ha dovuto rinunciare.

La sconfitta elettorale rappresenta ora un'incognita e probabilmente non era necessario sottoporvisi per intuirlo, ma in questi anni un elettoralismo esasperato è stato l'arma legittima e legittimante per difendersi dalla continua manipolazione ed aggressione contro il movimento bolivariano.

L'opposizione segna così un punto dopo anni di sconfitte. Continua però ad essere impresentabile, anche nelle proprie parti meglio spendibili, come testimonia un movimento studentesco farsescamente preoccupato perché l'Università resti elitaria e non diventi di massa (sic!).

MA LA DITTATURA DOV’È? E veniamo al secondo punto, non meno importante del primo. Dunque la CNE (la commissione elettorale), non è un burattino del regime, se tranquillamente verbalizza una sconfitta per poche migliaia di voti. Dunque Hugo Chávez non è un feroce dittatore se ha tranquillamente riconosciuto la sconfitta e non ha scatenato le millantate milizie. Balle, tutte balle e qualcuno -se non fosse troppo in malafede- lo dovrebbe ammettere, dalla stampa venezuelana a quella internazionale a quella italiana, i Pierluigi Battista, i Gianni Riotta, gli Omero Ciai, le Angela Nocioni e ainda mais.

La sconfitta di strettissimo margine nel referendum svela nella maniera più chiara la bassezza di un decennio di manipolazioni dell'informazione in senso antichavista, l'invenzione a sangue freddo di una inesistente dittatura chavista, la balla della presunta mancanza di libertà d'espressione in Venezuela. Dov'è la dittatura? Dov'è il regime? Dov'è la repressione? Il giornalismo all’anglosassone non si faceva con i fatti piuttosto che con le opinioni? Forza, fuori i fatti!

In Venezuela, giova ricordarlo una volta di più, ci sono decine di partiti di opposizione, le elezioni sono le più monitorate del mondo, continua ad esserci un semimonopolio mediatico di TV e giornali dell'opposizione, c'è piena libertà di stampa e perfino piena libertà di mercato. L'opposizione continua ad avere dalla sua l'appoggio degli Stati Uniti, delle gerarchie cattoliche, della confindustria locale, dell’FMI e delle multinazionali straniere. Guarda caso gli stessi soggetti che organizzarono e sostennero il golpe dell'11 aprile 2002.

La sconfitta nel referendum svela allora in maniera chiara che contro la democrazia venezuelana è stato costruito un cordone sanitario di menzogne teso ad impedire con ogni mezzo che l'infezione di un governo che ha fatto dell'integrazione sociale e regionale la propria ragione d'essere si espandesse.

E allora quel che emerge è altro ed è gravissimo. L'antichavismo dei grandi media di comunicazione è sempre stato un antichavismo ideologico. In questi anni non hanno mai raccontato il Venezuela bolivariano, non hanno mai criticato Chávez per i mille difetti o errori che può avere commesso in questi anni. Quelli non importavano; era più facile costruire una maschera di bugie intorno al verboso negraccio dell’Orinoco, più che parlare di cose concrete, del fallimento storico del neoliberismo, per spiegare cosa fosse la democrazia partecipativa e degli sforzi sovrumani per restituire dignità a milioni di vittime del modello instaurato in America latina.

Oggi si svela chiara come il sole la grande contraddizione del sistema mediatico mainstream: i grandi media commerciali non sono mai stati indipendenti ma rispondono ideologicamente al pensiero unico neoliberale. Siccome il pensiero unico si è autoattribuito il copyright del termine democrazia chiunque osi mettere in dubbio che neoliberismo e democrazia siano sinonimi va castigato, denigrato, demonizzato.

E allora proprio la sconfitta nel referendum si converte invece in un'ulteriore legittimazione per il movimento integrazionista di tutta l'America latina della democrazia venezuelana e di Hugo Chávez in particolare. E chi in questi anni ha sparso veleno e menzogne e lo ha descritto come un regime e una dittatura dovrebbe cospargersi il capo di cenere. Sarà dura...

http://www.gennarocarotenuto.it/public/post/venezuela-la-dittatura-che-non-c-e-1435.asp

Per avere un quadro più preciso dei contenuti della riforma costituzionale proposta da Chavez, si può andare qui: http://www.carmillaonline.com/archives/2007/12/002457.html

Ah che artistone! Quanta creatività! Ah la musica italiana d'autore!



andate qui

http://it.youtube.com/watch?v=SLGCv4PSv-I


poi magari fate un salto anche qui


http://it.youtube.com/watch?v=wgbcfccCDwE

venerdì 30 novembre 2007

giovedì 8 novembre 2007

In che paese viviamo



Nel 20,2% dei casi denunciati (che a loro volta sono solo il 43% dei casi segnalati) lo stupratore è il marito della vittima;
nel 23,8% il colpevole è un amico;
nel 17,4% è il fidanzato;
nel 12,3% è un conoscente.

Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo.

(dati ISTAT, 2005)

Il 50% delle vittime di stupri che avvengono in strada sono donne straniere.

(Soccorso Violenze Sessuali della Clinica Mangiagalli di Milano)

La media italiana è di 100 uxoricidi all'anno.
(dati ISTAT)

"Oramai uccide più la famiglia che la mafia."
(Guido Papalia, procuratore di Verona)

Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo.Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo.

Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo.

martedì 6 novembre 2007

Una vita Esesionale




Questo blog sta sempre più diventando come la pagina dei coccodrilli dei quotidiani di provincia... ormai lo aggiorno per lo più per ricorrenze legate alla scomparsa di qualcuno.

Comunque, non mi sottrarrò all'andazzo.

Addio Barone, il motivo con Falcao Conti Di Bartolomei e Pruzzo per cui ho iniziato a tifare AS Roma venticinque anni fa, la mancanza per la quale del calcio di oggi è sempre più difficile restare appassionati.

Classe infinita, da giocatore e da allenatore, classe infinita da uomo.

http://www.youtube.com/watch?v=5cCX9QGlhCw

PS è morto anche Biagi, anche per lui un piccolo pensiero. Non lo ho mai considerato un guru, ma certo un uomo che ha dato tutto al suo lavoro. Rispetto.

giovedì 4 ottobre 2007

Trova le differenze!




Stavolta è difficile... le differenze però, per quanto impercettibile, ci dovrebbero essere...

Sputnik



50 anni fa si riusciva ancora a sognare il futuro.

E, magari, a cercare di raggiungerlo.

(nella foto, lo Sputnik, il primo satellite, sovietico, a raggiungere l'orbitra terrestre)

lunedì 1 ottobre 2007

Punto e basta


Un punto piccoletto
Superbio e iracondo
“Dopo di me “gridava
“verrà la fine del mondo “
Le parole protestarono:
“Ma che grilli hai per il capo,
ti credi un punto e basta
e non sei che un punto e a capo”
Così tutto solo e a mezza pagina lo piantarono in asso
E il mondo continuò una linea più in basso.

Gianni Rodari, "il punto piccoletto"



(nella foto, un punto a capo giamaicano)


PS ieri alla "correre per vivere", 12 km con arrivo in piazza IV Novembre, sono ufficialmente sceso a una media di 4'22'' a chilometro. E nell'allungo finale ho avuto la meglio contro i miei due rivali di turno. (http://atleticainumbria.it/2007/07-09-30-Correrexvivere.htm)

Ci risentiamo quando avrò più tempo. Spero. Di avere più tempo, dico.

PPS la Roma è sempre la Rometta, e lo abbi a dire già domenica quando non riuscì a vincere a Firenze.