Un mese e un giorno esatti che non scrivo. Lo faccio oggi, nell’86° anniversario della scissione socialista di Livorno che diede vita al PCdI, poi divenuto PCI. Giorno che coincide peraltro con l’86° compleanno di mia nonna.
Sì, è nata lo stesso esatto giorno dello stesso esatto anno in cui nasceva a poche centinaia di chilometri di distanza il Partito Comunista (non ho notizie certe sull’ora, ma non me le pongo per non avere l’immagine di mia nonna come figlia parallela di Bordiga).
Con la differenza che lei è ancora viva (auguri nonna).
Mia nonna ha 86 anni, e da quattro l’osteoporosi degenerativa che l’affligge la immobilizza su una sedia a rotelle. Lo spirito è forte, ma è comprensibilmente fiaccato da un’immobilità che non le è mai appartenuta finché la salute la reggeva. È sempre stato un donnino piccolo, quasi ripiegato su se stesso, e a vederla ora pare un fiore fragile che si chiude per proteggersi, un sacco di sabbia mezzo vuoto in mezzo alla stanza.
Mia nonna è come questo Paese. Ha vissuto, una vita piena e dignitosa, senza particolari ambizioni, capitalizzando le fortune che le capitavano e affrontando i problemi. Una “contadina dai fianchi larghi”, anche se i fianchi, nel suo caso, larghi non son mai stati.
Ha gli occhi lucidi, mia nonna, per via di una congiuntivite ormai cronica, cosicchè sembra sempre sull’orlo di piangere lacrime di disperazione (ma anche di gioia, come quando domenica a pranzo il nonno le ha portato un mazzo di fiori “per festeggiare la mia sposa”).
Mia nonna è un sacco di iuta pieno di lacrime.
Questo paese è invece un sacco d’immondizia. Dalla sceneggiata sulla “censura” papalina creata ad hoc (sono 275 i giorni all’anno di presenza del papa sui TG, distribuite in 206 presenze a pranzo, 227 a cena e 158 a pranzo e cena - che non ci facciamo mancare niente - e una percentuale di notizie sul Vaticano che non scende sotto il 10% in ogni edizione di ogni TG con picchi vicino al 30% della domenica), al susseguente e surreale dibattito sulla libertà di parola, alle argomentazioni usate per sfilarsi dalla maggioranza di Mastella, alle uscite democratico-veltroniane, alla caccia mediatica (e no) allo straniero e al diverso, a tutto il dibattito “culturale” e “politico” ho in generale la sensazione che è più d’una sensazione di trovarmi di fronte a un sostanziale svuotamento del linguaggio e capovolgimento dei significati.
Cosicché il carnefice è vittima, il ladro onesto, l’ignorante colto, il razzista tollerante. Non si semplifica, si banalizza.
Non si spiega, si manipola.
C’è un’insopportabile olezzo di “buonsensismo” in questo Paese, un'omogeneità di pensiero (peraltro regressivo) che si vuol far passare come obiettività e che grava come una cappa pesante: sulla libertà di pensiero e sul senso critico, e che presenta gli abominii soggettivi del fascismo (paura, delazione, disprezzo degli altri) senza averne nemmeno lo slancio vitale.
Il mio augurio per questo nuovo anno lo rubo ad Alain Badiou: "Che gli stranieri ci insegnino almeno a diventare stranieri a noi stessi, abbastanza per non essere più prigionieri di questa lunga storia occidentale e bianca che volge al termine, e di cui noi non abbiamo più nulla da attenderci se non la sterilità e la guerra. Contro questa attesa catastrofica, sicuritaria e nichilista, salutiamo l’estraneità del mattino”
(scritto il 21 gennaio 2008)
mercoledì 23 gennaio 2008
martedì 22 gennaio 2008
Bulow

E' morto Arrigo Boldrini.
Di lui disse Giancarlo Pajetta: “È un eroe. Non è il soldato che ha compiuto un giorno un atto disperato, supremo, di valore. Non è un ufficiale che ha avuto un’idea geniale in una battaglia decisiva. È il compagno che ha fatto giorno per giorno il suo lavoro, il suo dovere; il partigiano che ha messo insieme il distaccamento, ne ha fatto una brigata, ha trovato le armi, ha raccolto gli uomini, li ha condotti, li conduce al fuoco”.
Dice la motivazione della Medaglia d’Oro conferita ad Arrigo Boldrini: "Ufficiale animato da altissimo entusiasmo e dotato di eccezionale capacità organizzativa, costituiva in territorio italiano occupato dai tedeschi due brigate di patrioti che guidava per più mesi in rischiose e sanguinose azioni di guerriglia. Nell'imminenza dell’offensiva alleata nella zona, sosteneva alla testa del propri uomini e per più giorni consecutivi, duri combattimenti contro forti presidi tedeschi, agevolando così il compito delle armate alleate. Successivamente, con arditissima azione, costringeva il nemico ad abbandonare un'importante località portuale adriatica che occupava per primo. Benché violentemente contrattaccato da forze corazzate tedesche e ferito, manteneva le posizioni conquistate, contrastando con inesauribile tenacia la pressione avversaria. Si univa quindi con i propri uomini alle armate anglo-americane, con le quali continuava la lotta per la liberazione della Patria".
La medaglia venne conferita a Boldrini durante le operazioni belliche, in una grande manifestazione pubblica sulla piazza di Ravenna, personalmente dal generale Mac Creery, comandante dell'VIII Armata, il 4.2.1945.
Almeno lui si è evitato di vedere lo schifo di questi prossimi giorni.
giovedì 20 dicembre 2007
Zen
Ufficiale (diciamo così)

clicca sull'immagine per ingrandirla
I pannelli sono arrivati. Ieri sera li ho preparati, quindi...
Se non avete di meglio da fare (ma mi pare difficile) (forse impossibile) vi va un goccio di scadente spumante italiano in bicchieri di plastica e salatini mosci giovedì 27, dalle 18,30, al Beauty Palace di via Fiesole (Toppo Fontanelle) in quella che potrebbe lontanamente ricordare (ma da lontano) (da molto lontano) un'inaugurazione di quelle che molto presuntuosamente (e altrettanto approssimativamente) (si potrebbe anche dire grossolanamente) potrebbero essere definite foto?
mercoledì 19 dicembre 2007
Sperando non ci siano intoppi...

-clicca sull'immagine per ingrandire-
Se non avrò problemi con i pannelli espositivi (che non ho ancora materialmente in mano)(mi tocco le palle) (a pelle) (e stringo anche un po'), giovedì 27 dicembre, dalle 18,30 in poi, tutti gli avventori di questa bettola virtuale sono invitati a quella che potrebbe assomigliare a un'inaugurazione.
Chi si volesse trattenere poi, negli stessi spazi alle 21,30, concerto di Ramberto Ciammarughi. Un grande.
lunedì 17 dicembre 2007
giovedì 13 dicembre 2007
Promemoria per un futuro prossimo sventuro
martedì 11 dicembre 2007
Ancora Chavez

Venezuela: il NO vince al fotofinish
di Tito Pulsinelli
Il referendum per la riforma della Costituzione si è concluso con un vittoria al "fotofinish" del settore che vi si opponeva.
Si è registrato un 44% di astensioni.
Il SI alla riforma ha ottenuto il 49,2% dei voti
Il NO ha ricevuto il 50,7% dei consensi.
Questo significa che c'è stata una differenza di voti che oscilla tra i 125 mila e i 175 mila.
Il "tiranno" Chávez ha immediatamente riconosciuto il verdetto del Consiglio Nazionale Elettorale, ammettendo che la maggioranza della cittadinanza ha respinto la sua proposta. I detrattori e i diffamatori del Venezuela devono arrendersi a una evidenza solare: è un Paese pienamente democratico, dove ci sono state 12 elezioni in 8 anni. E - caso unico - il referendum è uno strumento usato per consultare la cittadinanza su tutte le questioni vitali per il Paese.
L'opposizione è riuscita a tenere a freno la sua ala oltranzista e ha eliminato così il proprio endemico astensionismo. Ha raggiungiunto 4 milioni e mezzo di voti, che è il suo bacino di utenza massima.
Al settore bolivariano che sostiene il Presidente Chávez sono mancati 3 milioni di voti, che nel dicembre dell'anno scorso lo accampagnarono alla presidenza. Perchè? Crisi di legittimità? Inversione improvvisa di tendenza?
La riforma della Costituzione riguardava cambiamenti di fondo che avevano a che vedere con la fisionomia futura del Paese, la rotta che avrebbe dovuto seguire. Era un programma realizzabile nell'arco dei prossimi 20-25 anni, non riguardava la politica e gli indirizzi attuali del governo.
I 3 milioni di voti che mancano all'appello non sono confluiti verso il blocco del NO, non vogliono schierarsi con l'opposizione.
Non è una bocciatura, è un richiamo all'attenzione, a guardare il presente, a mettere un freno alla fuga in avanti. Non si possono trascurare i problemi del presente o illudersi sull'effetto salvifico degli ideologismi.
L'astensionismo bolivariano è spiegabile se non si perde di vista la differenza che c'è tra elettori e militanti, tra consenso attivo e passivo, tra quelli per i quali Chavez è "il Presidente" e non "il Comandante".
Chavez ha uno zoccolo duro di 4 milioni e 300 mila elettori. L'opposizione, nel suo momento di massimo fulgore, ha raggiunto 4 milioni 522 mila sostenitori.
E' una dato che la "dittatura mediatica" non può occultare e che deve meditare, se non vuole passare dal pessimismo cosmico all'ebbrezza trionfalista. Fino a ieri il Venezuela era una "quasi"-dittatura, da oggi cominceranno a suonare la grancassa della crisi di legittimità, nuove elezioni, spallata.
Il Paese esce rafforzato da questa prova. Per la prima volta l'opposizione riconosce e fa propria la legittimità della Costituzione del '99, cioè quella che per molti anni aveva disconosciuto e irriso, e che in quest'ultima fase ha difeso con vigore contro la sua possibile riforma.
www.carmillaonline.com
NOTA: IL "DITTATORE COSTITUZIONALE"
[Tito Pulsinelli si illude che l'accettazione da parte di Chávez del risultato delle urne (addirittura quando si trovava in testa nello spoglio, ma di stretta misura: al che ha dichiarato che preferiva rinunciare a una "vittoria di Pirro") sia stata sufficiente a indurre i media occidentali, tra cui quelli italiani, a riconoscere il carattere democratico del suo governo. Niente affatto. Il 4 dicembre il Corriere della Sera è uscito con un editoriale di Sergio Romano (apologeta del franchismo) in prima pagina e le intere pagine 2 e 3 a carattere monotematico: Chávez resta il caudillo rosso, la sua è una dittatura che opprime e reprime, voleva il potere assoluto ma non gli è riuscito, toccava la sacra proprietà privata, osa ribellarsi all'egemonia americana. Dittatore, dunque; e dato che i suoi comportamenti non sembrano conformarsi alla definizione tradizionale, eccone una nuova di zecca: "dittatore costituzionale". La forma più pericolosa di tirannide.
Corifei di una simile, perpetua condanna, una vera falange: oltre a Sergio Romano, che di falangismo se ne intende, l' "antipolitico" Gian Antonio Stella (divenuto esperto di Venezuela dopo che scrisse un libro divulgativo sull'emigrazione italiana a Caracas, e per sua ammissione trascorse laggiù quindici giorni, in occasione della Fiera del Libro) e - udite udite - Toni Negri. Il quale accusa Chávez di citarlo a sproposito, e di frenare il cammino verso l'autonomia operaia intrapreso da Lula, da Kirchner e dalla signora Bachelet.
Quando si parla di Chávez si formano le più curiose alleanze, e il concetto di democrazia subisce i più strani rimaneggiamenti. Il presidente della Colombia Uribe - un uomo probo, che ha visto i suoi più stretti collaboratori obbligati alle dimissioni per collusione con i paramilitari - sta per varare non per via referendaria, bensì per decreto legge, una modifica costituzionale che lo perpetuerebbe al potere. Ciò va bene a tutti. Il presidente del Messico, Calderón, le rare volte in cui esce di casa trova le locandine di un film - El Fraude, del pluripremiato regista Luís Mandoki - in cui si dimostra che la sua elezione fu frutto di brogli spudorati. Ma chi mai contesterebbe la presidenza Calderón? Persino al pachistano Musharraf è stato perdonato un colpo di Stato, grazie alla promessa di elezioni da tenersi a tempo debito.
Il concetto di "democrazia", nel neoliberismo, è ondeggiante e variabile. Non meraviglia troppo, se si pensa che negli Stati Uniti possono candidarsi alla presidenza e alle maggiori cariche pubbliche solo dei miliardari, e che l'autorità suprema dell'Unione Europea, il governatore della BCE, sfugge a ogni controllo dal basso.
Sia biasimo invece su Hugo Chávez, come lo fu su Daniel Ortega quando, nel 1990, prese atto di essere rimasto in minoranza nelle votazioni. Disobbediscono all'Impero (non quello di Toni Negri, per carità!) dunque sono ipso facto dittatori. Anzi, "dittatori costituzionali". Il peggio del peggio.] (V.E.)
lunedì 10 dicembre 2007
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