lunedì 15 dicembre 2008

follia delle università?

Follia dell’Università o follia della Confindustria?
di Gennaro Carotenuto, Giovedì 11 Dicembre 2008, 09:00

Vi invito a leggere il pezzo di Gian Antonio Stella sul Corriere di oggi. Parla ancora di Università e di corsi di laurea inutili in sedi periferiche inventate dal nulla e probabilmente nessuno dei dati che cita è sbagliato.

Ma il pezzo è soprattutto un fulgido esempio di disinformazione. Date un’ occhiata veloce. L’idea sarà che è l’Università malata, baronopoli eccetera… e che quindi Mariastella Gelmini ha ragione ad usare l’accetta.

L’articolo però è un pezzo di bravura nell’indicare una metastasi ma per nascondere di chi è la colpa di quella metastasi. “È tutta lì, la fotografia della follia dell’Università italiana” scrive Gian Antonio.

Peccato che la fotografia di Stella sia stata taroccata col Photoshop e la colpa non sia delle Università, ma dell’ideologia del territorio voluta da banche e confindustrie locali.

Le sedi periferiche, Stella si esercita nell’estetica del trovare i casi limite, corsi di laurea con un solo iscritto o in paesi che hanno la colpa di non stare in provincia di Vicenza, non le hanno volute le Università, le ha volute la Confindustria.

Questa, meno di dieci anni fa, teorizzava che fossero necessarie almeno 200 università (ovvero raddoppiarle, sempre con soldi pubblici ovviamente) perché l’Università doveva espandersi nel territorio. Lo hanno imposto, facendo sprecare miliardi alle università, non ha funzionato e adesso si nascondono e danno la colpa all’Università pubblica.

Sono le amministrazioni ma soprattutto le banche e le Confindustrie locali, che cavalcando l’autonomia universitaria hanno offerto sedi in collocazioni improbabili, dettando corsi assurdi secondo l’ideologia per la quale le Università servivano solo a preparare tecnici collegati all’impresa e al territorio.

Corsi come quelli che cita Stella, «Scienze e Tecnologie del Fitness e dei Prodotti della Salute», che Stella bolla come “ follia dell’Università italiana”, furono invece follia della new economy ma soprattutto follia dell’ideologia mercatista.

E’ la sciagura del 3+2, che le università hanno subito ad aver preteso la moltiplicazione dei corsi in specializzazione sempre più ristrette per le quali non c’è più tempo di preparare un veterinario ma bisogna immettere nel mondo della precarietà un esperto di cani, un altro di gatti e un altro di bufale.

E andiamo a scavare, perché Stella si diverte a fare il bravo scopritore di sprechi ma è molto superficiale nella sua pseudodenuncia. Stella addita al pubblico ludibrio quello che secondo lui è un caso limite: a Celano, nella Marsica, in Abruzzo, un corso di ingegneria agroindustriale con 17 professori per 7 studenti. Per Stella non ha senso. Stella dimostra ignoranza e sfiora il razzismo quando definisce Celano “un borgo montano sperduto nel nulla” e riecheggia il George Bush per il quale l’Iraq era “un angolo oscuro e remoto del mondo”.

Adesso non ha senso per Stella l’Università a Celano… Ma dieci anni fa…

Dieci anni fa, sembra un secolo, era Letizia Moratti che teorizzava, d’accordo con la Confindustria, l’Università diffusa nel territorio. L’Università di sua natura è accentratrice e aveva sempre paventato lo svilimento e la licealizzazione del triennio, l’assurdità delle sedi periferiche, che si è poi puntualmente verificata. E quindi non c’è nulla che il Corriere della Sera non abbia sostenuto in quel corso di ingegneria agroindustriale che doveva preparare tecnici locali per l’agroindustria di un territorio agricolo come quello della Marsica. Adesso, invece di fare autocritica, il Corriere dà la colpa all’Università.

Stella poi gioca… 17 professori per 7 studenti. A chi non è addentro Stella fa credere che siano 17 stipendi da pagare. Balle. Almeno una dozzina sono sicuramente precari, dottorandi, assegnisti retribuiti con poche centinaia di Euro per un intero corso universitario e una speranza oramai svanita di carriera. Gli altri forse sono docenti strutturati, ma mica di stanza a Celano. Nell’ideologia difesa da Stella del tanto a peso andranno a Celano mugugnando per completare il loro orario di lavoro (misurato sulla docenza), quando più produttivamente per tutti potrebbero stare in sede (l’Aquila, Roma…) a far ricerca.

Ammette Stella che:

“il tutto è finanziato («Noi non ci rimettiamo un euro», ci tiene a spiegare il rettore dell’Università dell’Aquila Ferdinando di Orio) da un Consorzio voluto dal Comune, banche e alcune aziende locali”.

Bravo, è tutto qui il punto. Altro che follia dell’Università! E’ il libero mercato bellezza. Gli enti locali non servono ad attrarre sviluppo? Cosa succederà adesso col federalismo? Quello che omette di dire Stella, perché sennò il suo articolo non andrebbe rubricato nella categoria “follie dell’Università” ma in quella delle “vergogne della Confindustria” o delle banche, è che i famosi “privati” spesso poi non rispettano gli impegni presi. Semplicemente non pagano e allora nelle sedi periferiche non arrivano i computer, non ci sono le aule, i soldi, le biblioteche, i collegamenti Internet promessi.

I soldi non vogliono metterli loro, ma pretendono che li metta lo Stato. Questo non li può mettere e allora quelli che l’università in periferia avevano voluto si ricredono sul fatto che la sede universitaria dia lustro al paesello e abbandonano con una mano davanti e l’altra di dietro gli studenti e le famiglie che ci avevano creduto e le stesse università invitate ad investire parte dei loro magri bilanci per espandersi nel territorio.

La verità è che le Università pubbliche hanno onorato gli impegni anche nelle sedi periferiche, mentre i privati, le Confindustrie, le banche, non lo hanno fatto. E adesso che ci hanno ripensato, che c’è crisi, che l’utopia dei corsi di Laurea in «Etologia degli Animali d’Affezione» non hanno funzionato, adesso che tutti hanno capito quello che l’Università sapeva da sempre, ovvero che quella dell’Università diffusa sul territorio era una balla, cercano di fare lo scaricabarile. E uno Stella disponibile si trova sempre.

(http://www.gennarocarotenuto.it/4915-follia-delluniversit-o-follia-della-confindustria/)

bye bye betty

giovedì 11 dicembre 2008

sabato 22 novembre 2008

Link

Sarà il caso di dargli un'occhiata

http://www.articolo21.info/179/rubrica/8-06-famiglie-e-clan-sul-territorio-umbro.html

http://www.articolo21.info/197/rubrica/8-07-umbria-terra-di-soggiorni-a-regime-speciale.html

venerdì 24 ottobre 2008

Lessons in Love


Da “GIORNO/RESTO/NAZIONE” di giovedì 23 ottobre 2008

INTERVISTA A COSSIGA «Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei» di ANDREA CANGINI - ROMA PRESIDENTE Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo.

Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».

Quali fatti dovrebbero seguire? «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».

Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…».

Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che…

«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti? «Soprattutto i docenti».

Presidente, il suo è un paradosso, no? «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che in- dottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.

«Balle, questa è la ricetta democratica:

spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».

Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università.

E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

E` dunque possibile che la storia si ripeta? «Non è possibile, è probabile.

Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».

Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.

«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama…».

Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente…

«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all`inizio del- la contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com`era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro.

La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla… Ma oggi c`è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».

CONFRONTO «Ieri un Pci granitico oggi Pd ectoplasma Perciò Berlusconi dev`essere prudente» [.]

lunedì 13 ottobre 2008

tornelli e capitalismo



C'è questo tipo che guida la macchina, e a un certo punto capisce di essersi perso. Avvista un uomo che passa per la strada, accosta al marciapiede e gli grida:

- Scusi, mi potrebbe aiutare? Ho promesso a un amico di incontrarlo alle due, sono in ritardo di mezz'ora e non so dove mi trovo...-

- Certo che posso aiutarla. Lei si trova in un'automobile, tra 40 e 42 gradi latitudine Nord e tra 58 e 60 gradi longitudine Ovest, sono le 12 e 23 minuti e 35 secondi e oggi è venerdì e ci sono 21,5 gradi centigradi... -

- Lei è un impiegato? - chiede quello dentro l'automobile. -

- Certamente. Come fa a saperlo? -

- Perché tutto ciò che mi ha detto è 'tecnicamente' corretto, ma praticamente inutile. Infatti non so che fare con l'informazione che mi ha dato e mi ritrovo ancora qui perso per strada!-

- Ah. Lei invece è un dirigente. -

- Infatti, lo sono. Ma... da cosa lo ha capito? -

- Non sa né dove si trova, né come ci è arrivato, né tanto meno dove andare;
ha fatto una promessa che non sa assolutamente come mantenere ed ora spera che un altro le risolva il problema;
di fatto, è esattamente nella merda in cui si trovava prima che ci si incontrasse... ma adesso, per qualche strano motivo... risulta che la colpa è mia